Con il passaggio dall'uso dell'ossidiana a quello dei metalli l'area del Golfo di Policastro declina perdendo il ruolo di area di distribuzione. L'industria litica cede il passo ai nuovi materiali e quindi a nuove direttrici territoriali di reperimento e di rete ditributiva. Dal Neolitico fino all'età del ferro (IX-VIII sec. a.C) non sembrano esserci molte testimonianze di organizzata presenza antropica lungo l'area del golfo anche se già dal bronzo medio (1800-1000 a.C) popolazioni appenniniche si erano insediate all'interno (Enotri, Ausoni, Siculi).

L'influenza magnagreca di Sibari nel Golfo di Policastro. Poseidonia, Elea, Pixous, Skidros, Laos.

I primi coloni greci approdarono lungo la costa ionica tra Taranto e Reggio, dalla seconda metà del VIII sec. a. C., dove fondarono importanti poleis coloniali. Solo in un secondo tempo spostarono il loro interesse anche verso la costa tirrenica, dalla seconda metà del VII sec. a. C. o inizi del VI.

L'interesse dei popoli greci per le coste tirreniche ed in particolare lungo l'estendersi dell'attuale golfo di Policastro si concentrò in pochi punti per via dell'orografia e complessivamente dell'ambiente naturale poco ospitale. Poche le pianure in cui era più facile coltivare ed eventualmente bonificare (si pensi alle falesie cilentane ed alla frastagliata costa marateota) che fossero collegate anche a punti di approdo sicuro. Probabilmente non ci furono insediamenti stabili lungo la costa del Golfo tra VII e V sec. a.C. dei colonizzatori greci che si concentrarono a Elea ed a Laos (collegata alla ionica Sibari-Thuri-Copia).  I coloni cercavano luoghi per la coltivazione di cerali, vite ed olivi ma anche punti di commercio nel Mediterraneo. Gli Achei si inediarono nello Ionio e fondarono Metaponto, Sibari e Crotone, seguirono altri gruppi a fondare poleis con proprie leggi ed autonomia e ciò comportò una rete insediativa costiera che ebbe naturali frizioni con i popoli indigeni ma, anche, nel corso del tempo, tra loro stesse. Le poleis erano città autonome che costituivano di fatto una rete di controllo territoriale militare-commerciale al fine di favorire per i coloni crescita economica. Si sviluppavano controllando il potere all'interno delle loro mura ed il territorio con sub-colonie. I rapporti tra le poleis non sempre erano finalizzati ad un interesse comune specie quando potevano ambire ad una maggiore egemonia. Le storie delle "fortune" e delle "spegiudicate" politiche delle singole poleis si intrecciano in un complesso di rapporti che finirono per pregiudicare la loro stessa esistenza. Gli indigeni all'inizio stabilirono interscambi con i coloni e dovettero confrontarsi  con il diverso grado organizzativo e culturale dei greci, portandoli ad assimilarne anche alcuni riti, come è stato riscontrato negli scavi specie nei rinvenimenti delle sepolture.  Esempio di una forte espansione fu quella di Sibari che si espanse attraverso l'azione territoriale di ulteriori 25 città o sub-colonie (tra esse Poseidonia in Campania, poco a nord del golfo, forse a controllo degli enotri ed avamposto commerciale con gli Etruschi) che formarono un piccolo impero tra Ionio e Tirreno. Gli indigeni furono assoggettati a tanta forza sia con alleanze che con la forza e col passar del tempo "grecizzati". La caduta di Sibari (510 a.C.) significò una nuova vita, di maggior splendore, per Poseidonia, senza vincoli verso la colonia "madre" e con più risorse grazie all'arrivo dei fuggitivi sibariti, che avevano con sè utili ricchezze e conoscenze.

I greci di Focea, il popolo della foca, abili navigatori e nei commerci nel bacino del Mediterraneo, cacciati verso mare dai persiani e temuti dagli stessi greci per le loro abilità, si spinsero sempre oltre, verso ovest, nel mare Mediterraneo. Incontrarono la concorrente belligeranza dei cartaginesi e degli etruschi per il controllo del mare e dei commerci. Vinsero, in Corsica, ma fu una vittoria che ridusse la flotta a meno di un terzo. Così affrontarono un nuovo viaggio verso Rhegion. Un poseidonate li indusse a fermarsi sulle coste enotre del Tirreno a sud di Posidonia (fondata da coloni di Sibari intorno al 600 a.C. nella posizione che sarà anche di Paestum) presso l'enotra città di Hyele. Quindi ne contrattarono l'acquisto e fondarono la polis che prenderà il nome di Elea (poi Velia in epoca romana), era circa la metà del VI sec. a.C., circa nel 540.

Gli Enotri, si stabilirono lungo la linea costiera del golfo, proveniendo dall'interno dov'erano insediati, intorno alla metà del VI sec a.C. prima dell'arrivo dei greci. Si hanno documentazioni di insediamenti costieri fino a tutto il V sec a.C. Erano popolazioni indigene che gravitavano tra Calabria, Basilicata e parte della Campania (Cilento-Vallo di Diano) dedite per lo più ad attività silvo-pastorali ed all'agricoltura, organizzati in villaggi o insediamenti sparsi, abitando in capanne fatte da elementi deperibili. Poche le informazioni sui loro culti ed il modo di vivere. Insediati i coloni greci sembra che si instaurò un favorevole legame tra enotri e  Sibari, attraverso i buoni rapporti con Poseidonia, tanto da apprendere l'uso della  scrittura con un alfabeto simile a quello sibarita (desumibile da un'iscrizione rinvenuta a San Brancato di Tortora) e fecero proprio anche parte dei riti religiosi greci. La loro esistenza sembra scomparire con la caduta di Sibari. Seppur poche le informazioni si possono riportare gli insediamenti enotri nell'area di influenza del Golfo di Policastro ed oltre: Heraion del Sele, Poseidonia, Sala Consilina, Padula, Velia, Palinuro, Policastro, Sapri, Rivello, Maratea, Tortora (Palecastro-San Brancato), Scalea (Petrosa: resti abitato capannicolo con manufatti indigeni e d'importazione), Castelluccio sul Lao, Latronico, Laino, Foresta di Marcellina, Marcellina, San Sosti, Acri, Sibari, Francavilla M.ma, Amendolara, Siris, Chiaromonte.

Helya (Elea) (sito archeologico nel comune di Ascea) godeva di un'ottima posizione, oltre ad essere vicino a Poseidonia (p.ta Licosa ne costituiva il confine settentrionale ed il promontorio di Palinuro quello a sud), più importante riferimemento sibarite del versante Tirrenico, era posta in un territorio che favoriva la difesa e l'approdo sia verso mare che verso l'interno attraverso il fiume Alento ed il torrente Fiumerella nei cui rispettivi porti venivano realizzate navi e favoriti i traffici commerciali. Nella polis fiorì la cosiddetta scuola filosofica eleatica, che dal capostipete Senofane conobbe la guida di Parmenide e del figlio adottivo Zenone (che morì ribellandosi alla tirannide di Nearco) ed anche, probabilmente, quella medica. Nel corso dei decenni curò le relazioni con i popoli autoctoni favorendo rapporti diplomatici tanto da non essere sopraffatta nè dai Lucani nè dai poseidonati e stringere alleanza premiante con Roma nelle guerre puniche. Nel 88 a.C. prenderà il nome di Velia divenendo municipium Romanum ma lentamente iniziò il suo declino poichè fuori dalle nuove direttrici commerciali (via Popilia). Nella fase medioevale gli abitanti cercarono protezione ritirandosi sulla rocca dell'acropoli, costruendo un castello difensivo, conosciuto come Castellum Maris che si spense nel '600 sec fino alla riscoperta dei resti a fine '800.

Pyxous (Pissunte) forse era posizionata su un promontorio nei pressi del fiume Bussento che all'epoca risultava in parte navigabile e godeva della protezione di una modesta insenatura. Strabone riportò che la colonia risaliva forse al 471 a.C. e ricadesse lungo la linea di costa tra Capo Palinuro e Laos, fondata dal tiranno di Rhegion, Mikythos. E' possibile riferire a questa testimonianza anche dei ritrovamenti quali i resti di antiche mura e frammenti ceramici. Ma la maggiorparte dei coloni presto lasciò la colonia, fenomeno che si realizzò tra V e IV sec. su tutta l'area del Golfo per il progredire di abitati Lucani, che presidiavano commercialmente l'entroterra. Probabilmente facevano capo alla ben organizzata Roccagloriosa a cui, forse, si dovette adeguare anche Pixous. Poi, tra IV e III sec.a.C ci fu una ripresa con la formazione di nuove mura alte fino a 4m. E con la fondazione di Paestum, 273 a.C., sembra iniziasse la ruralizzazione degli insediamenti Lucani. Pyxous partecipò alla seconda guerra punica a fianco di Roma sacrificando molti giovani in armi a Canne. Nel 194 a.C. fu rifondata in Buxentum, con l'arrivo di 300 coloni, che oltre al porto si avvalevano di nuove vie verso l'interno lungo la valle del Bussento. Già nel 186 a.C. fu nuovamente abbandonata. Stessa sorte per un nuovo invio di colni nel 154. Probabilmente la causa ful'insabbiamento dell'approdo a causa del Bussento. Dall'89 a.C.  iniziò un periodo di prosperità

 Skydros (Scidro), oltre a Poseidonia e Laos era indicata da Strabone come altra sub-colonia di Sibari ma non si sa, come per Laos,  quando fu fondata e dove. Si ipotizza nell'area di Sapri.

Per approfondire:

  • Idee per Policastro. ARCH_LAB. (artt. di Pallecchi, Marelli, Santoro)
  • Guida archeologica della Calabria Antica (F. Mollo, Rubettino ed.)

link: Elea-Velia

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